Attenti…alle fiabe🐉!

 

dt-with-fog

La fiaba, si presta, per la complessità delle sue funzioni e caratteristiche a veicolare pregiudizi nel soggetto in età evolutiva con estrema facilità.

Se pensiamo, infatti, che le fiabe sono il primo filtro offerto ai bambini per interpretare la realtà a livello simbolico, capiamo anche la loro portata sull’ imprinting di questi in fatto di canoni comportamentali, sistema di valori e visione del mondo.

Per quanto riguarda la funzione e i contenuti della fiaba possiamo convenire su fatto che essa non ha il compito di spiegare, insegnare, istruire circa le condizioni di vita della società in cui vive il bambino, ma può aiutarlo a comprendere se stesso nel complesso mondo, nel quale egli deve trovare un senso coerente nel tumulto dei sui sentimenti, in quanto le fiabe trasmettono messaggi palesi o nascosti, parlano alla mente conscia e inconscia, offrono nuove dimensioni all’ immaginazione infantile per riflettere sulle gravi pressioni interiori sperimentate da ogni essere umano nel suo sviluppo; per tali ragioni la psicanalisi ha riconosciuto una condizione “terapeutica” della fiaba, essa, infatti può riproporre simbolicamente su un piano realistico le dinamiche emotive che di fatto noi sentiamo dentro:la fuga, il ritiro, l’invidia, la paura, il possesso … sentimenti che determinano la costituzione vitale della personalità.

hansel e gretel

La fiaba, tra le sue funzioni ha anche quelle di sedimentare o di allontanare il pregiudizio.

Per quanto concerne il pregiudizio riguardante popoli e razze, Nobile ha catalogato tre fiabe come traboccanti di antisemitismo accanto a qualche altra contenete motivi potenzialmente incubatori di pregiudizi contro la razza negra.

In La sposa bianca e la sposa nera il colore della pelle è presentato come punitivo e spregiativo e l’anelato biancore come sinonimo di bellezza, dal momento che Dio, adirato con la matrigna e la sorellastra per la loro villania, “le maledì, che diventassero nere come la notte e brutte come il peccato”, mentre alla maltrattata figliastra, quale ricompensa per la sua cortesia, concede “di diventar bella e chiara come il sole”.

In La luce del sole lo rivelerà l’animosità contro gli ebrei è ancora contenuta, in una atmosfera di virulento antisemitismo ci introducono Il buon affare e soprattutto L’ebreo nello spineto, ribadenti i ben noti stereotipi contro la razza ebraica: avidità, usura, disonestà, mendacia … in particolare nell’ultima fiaba, per la legge popolare del contrappasso l’ebreo che in vita ha “scorticato” tante persone, muore scorticato atrocemente dagli spini.

Similmente, in I cigni selvatici di Andersen, “la malvagia regina la spalmò tutta con un succo di noci per farla diventare scura di pelle, le stropiccio il viso d’un unguento fetido, le scompigliò i bei capelli: era impossibile riconoscere la bella Elisa”. “Quando scorse la propria faccia, fu spaventata, tanto era brutta e nera, ma appena con la mano bagnata nel lago si stropicciò gli occhi e la fronte, ecco che la pelle bianca riapparve …”.

Nella versione grimmiana di Cenerentola l’identificazione del colore nero con la malvagità è altrettanto esplicita: “La donna aveva portato in casa due figlie, belle e bianche di viso, ma brutte e nere di cuore”. Presso altri popoli e civiltà l’accostamento del bianco con la bontà e il fatto che la bellezza femminile si esprima quasi sempre in termini di carnagione chiara, di occhi azzurri e di capelli biondi, può invece sortire effetti preoccupanti e porsi al servizio di una forma di sottile neo-colonialismo, rafforzando preesistenti atteggiamenti di chiusura e di pregiudizio e offrendo, a livello più o meno conscio, spunti e pretesti per una precoce discriminazione sociale e razziale.

Cinderella (2)_thumb[6]

Denuncia a tal proposito il poeta ecuadoriano J. E: Adoum che:” Nella società latino-americana dove esiste una discriminazione razziale che per di più coincide quasi sempre con una discriminazione economica, l’identificazione di questo tipo di bellezza con la bontà può avere indesiderabili ripercussioni sull’animo delle piccole indie, meticce o mulatte, già tenute in disparte nella scuola e poi nella vita dalle ragazze più o meno bianche, che ne fanno generalmente le loro servette (…). L’identificazione del nero con il cattivo, benché qui, non abbia nulla a che vedere con presupposti razzisti, può essere interpretata oggi in tal senso nei paesi in cui esistono ancora pregiudizi contro gli africani o gli originari dell’Africa.

SAD

Anche le fiabe grimmiane presentano caratteri di violento antisemitismo, sospettosa avversione per il forestiero, venerazione per il capo e per l’eroe, fede nei vantaggi dell’obbedienza, indiscussa subordinazione all’autorità, passiva e imperturbabile accettazione di violenze e atrocità, culto del coraggio e del militarismo, rispetto dell’ordine costituito … nello sviluppo del nazionalismo tedesco.

grimm

Tra i motivi fiabeschi suscettibili di ingenerare posizioni di pregiudizio e nel contempo di nuocere a una soddisfacente interazione familiare, particolare attenzione merita la figura della matrigna, assommante in sé tutti gli attributi negativi, in contrapposizione dicotomica con la figliastra, specchio di tutte le virtù. Questa autentica incarnazione del male, domina la scena di molte tra le note fiabe classiche, da Cenerentola a Hansel e Gretel a Biancaneve.

sisters

Per quanto riguarda il pregiudizio verso persone di sgradevole aspetto, esaminando i contenuti, si osserva che, nella quasi totalità delle fiabe, l’aspetto fisico sottolinea e ribadisce analoghe caratteristiche etiche: in Fratellino e sorellina la sorellastra è “brutta come la notte e ha un occhio solo”, in altri racconti la figlia della matrigna è “brutta e antipatica”, la figliastra bella e amabile”;”La vergine Malvina” la nuova fidanzata del principe ha “brutto il viso come perfido il cuore”; il feroce Barbablù è respinto da tutte le donne per il suo inusitato particolare estetico … Tuttavia l’accentuazione dall’esterno dei caratteri di verità del bene e di falso del male,pur rispondendo alle esigenze della psiche infantile e assolvendo a una preziosa funzione sotto il profilo etico sollecita ampie riserve di ordine socio-psicopedagogico, che investono soprattutto i racconti in cui un difetto, una particolarità o una minorazione fisica divengono sinonimo di bruttezza morale o addirittura motivo di reiezione parentale, come in Gian Porcospino o come in Occhietti, Duocchietti, Treocchietti, in cui oggetto di rifiuto e di discriminazione è chi è “diverso” nell’ambito familiare.

Nel volume di Emma Parodi, Fiabe fantastiche, in Monna Bice e i tre figli storpi una donna partorisce tre figli “con un piede rivolto in dentro” impossibilitati quindi a camminare speditamente. Il marito è brutto come il diavolo e ovviamente anche cattivo.

Il soldatino di stagno a cui manca un pezzo di gamba perché è stato fuso dopo gli altri con lo stagno avanzato, va a richiamare il tema dello sventurato e del diverso, frequenti in Andersen e ricollegabili genericamente agli stenti e alle difficoltà sociali della sua gioventù.

BBBB

Per i pregiudizi in rapporto al genere, il Valeri (1967) non è d’accordo sul fatto che la donna sia ricondotta a parti prevalentemente passive, che semplicemente completano e giustificano l’azione narrativa che ha per protagonista l’uomo […], infatti un’attenta disamina delle trame fiabesche rivela che talora l’azione è condotta da un personaggio femminile e che non di rado è la figura paterna succube della donna, specialmente in concomitanza con la presenza della matrigna. In molte fiabe, come L’agnellino e il pesciolino e le celeberrime Biancaneve e Cenerentola, la figura paterna è assente, appena nominata, e la scena è dominata dalla matrigna; in altre è sbiadita, inetta, relegata a una posizione marginale e priva di effettivo potere decisionale, come in Hansel e Gretel, in cui il povero taglialegna, cede, sia pure a malincuore, alle insistenze della moglie- matrigna e abbandona i figli nel bosco. In Raperonzolo è l’uomo che deve accondiscendere ai bizzarri desideri della moglie; in Le tre filatrici l’iniziativa è continuamente nelle mani della regina, essendo assente il re, in “Il pescatore e sua moglie”l’uomo è del tutto succube della sposa, cupida e insaziabile …

Una effettiva passività della donna si riscontra piuttosto nelle relazioni tra i sessi e in occasione del matrimonio, allorchè la decisione, quando non reciproca, è prerogativa del principe, se la sposa è di umili origini o presunte tali, e del vecchio re padre della principessa, se la situazione è capovolta. Occorre però osservare che in non pochi racconti è la principessa “bella, orgogliosa, arrogante”, che impone ai pretendenti prove durissime , immancabilmente superate dal protagonista-eroe con l’aiuto di forze benigne. I ruoli passivi, risultano, pertanto, nel complesso abbastanza equamente ripartiti tra i due sessi, anche se in un equilibrio precari e pedagogicamente non rassicurante in quanto un normale sviluppo psicosessuale del bambino richiede un’armonica ed equilibrata integrazione sia del ruolo materno che di quello paterno.

Secondo la critica femminista le fiabe popolari tradizionali riflettono un rigido sistema patriarcale perché scritte in assonanza con una dominante voce maschile che sancisce una netta separazione per quanto riguarda i ruoli dei personaggi in base al sesso e per quanto riguarda la rappresentazione stessa di questi. Le figure femminili ritratte nelle fiaba sono fortemente stereotipate: l’eroina è sempre molto bella, obbediente, docile, e sottomessa; è spesso vittima di una figura più forte, solitamente la matrigna. Alla bellezza vengono associati i concetti di gentilezza, bontà d’animo e dolcezza; alla bruttezza invece crudeltà, perfidia e invidia. L’eroina ha sempre un ruolo passivo: viene scelta dalla figura maschile, in genere un principe per la sua bellezza e non per altre sue qualità. Se l’eroina è povera, eleva il suo status sociale grazie al matrimonio; se ricca lo mantiene sposando un uomo di pari scala sociale. L’eroina che risponde a questi canoni viene ricompensata da un lieto fine, se invece si mostra ambiziosa, energica e ribelle, viene in qualche modo eliminata. Ne sono un esempio Cenerentola e le sue sorellastre, Biancaneve e la sua matrigna, la Bella Addormentata e la strega. Per contro, la figura maschile ha sempre un ruolo attivo, energico:è l’eroe che porta avanti l’azione mentre l’eroina aspetta. L’eroe è alla ricerca dell’avventura, compie missioni impossibili superando altrettanto improbabili ostacoli e riesce, alla fine, a conquistare la mano dell’amata, per vivere poi insieme, felici e contenti.

XXXX

Per il pregiudizio verso classi sociali, atteggiamenti dispregiativi verso le classi sociali più umili compaiono poi in talune fiabe come Lo zaino, il cappellino e la cornetta in cui la principessa “era indignata che suo marito fosse un uomo del volgo”.

Anche altri pregiudizi sono estrapolabili dalle narrazioni fiabesche. Tra di essi, come suggerisce il Valeri vi sono quelli sedimentabili dai motivi magici e animistici che costituiscono l’essenza delle fiabe. Infatti la stimolazione eccessiva dell’elemento magico, nell’abituare il piccolo all’intervento risolutore del “deus ex machina”, determinando pigrizia, abulia e insoddisfazione per la grigia e monotona vita quotidiana può indurre e scatenare […] deliranti azioni violente e aggressive[…]. Allarmante anche la distorta visione del matrimonio, “paradisiaca conclusione di lunghi conflitti, quasi che a matrimonio avvenuto, più nessun problema debba sorgere. Inoltre, il ribadito pregiudizio dell’iniziativa maschile nei rapporti tra i sessi […] può indurre determinati soggetti femminili, suggestionabili, affettivamente immaturi, inibiti, carenziati esteticamente e socialmente e afflitti da sentimenti d’inferiorità, già identificatisi nella loro infanzia e fanciullezza con una delle tante eroine del mondo fiabesco e rifugiatisi in un compensatorio e gratificante quanto illusorio mondo fantastico, ad isolarsi in età adolescenziale in una fiduciosa, inerte e talora pretenziosa attesa del “Principe Azzurro”, fuggendo dai rapporti sociali ed estraniandosi dal mondo e dall’attività dei propri coetanei.

Certi racconti fiabeschi contribuiscono a determinare in taluni bambini un atteggiamento dispregiativo nei confronti del lavoro, in genere dei lavori più umili: Cenerentola, Il guardiano dei porci, La guardiana delle oche. Siffatti pregiudizi, in concorso con l’influsso di altri fattori negativi, potrebbero con il sopraggiungere dell’età adolescenziale e anche successivamente, contribuire a ostacolare, ritardare o comunque disturbare l’adattamento del soggetto all’ambiente e alla vita del lavoro.

figliol_prodigo_002

Infine, il motivo dell’ultimo nato, buono e coraggioso, anche apparentemente sciocco e inetto, deriso o comunque scarsamente considerato nell’ambiente familiare, in frequente e talora drammatica conflittualità con i fratelli-antagonisti, superbi, malvagi e invidiosi, è tra l’altro suscettibile di esasperare sentimenti di gelosia e di rivalità fraterna, con gravi ripercussioni sulla dinamica familiare. Tema che Nobile approfondisce ulteriormente citando tra i tanti titoli: L’osso che canta, La regina delle api, L’oca d’oro dei fratelli Grimm, e Pollicino di Perrault.

PPP

La letteratura scientifica dedicata alla fiaba non è molto ricca. Vengono pubblicate poche opere, mancano le trattazioni generali intorno alla fiaba e pur se ve ne sono, si tratta di opere di carattere compilatorio e informativo e non di ricerche scientifiche.

La scienza della fiaba pare essere finita in un vicolo cieco da tempo.

Un contributo volto a valutare gli effetti negativi dei motivi narrativo-fiabeschi nell’instaurazione di posizione di pregiudizio, nei piccoli fruitori della nostra cultura, è dato da Angelo Nobile che riporta un’indagine su ottanta alunni di ambo i sessi,di età compresa tra i sei anni e mezzo e gli otto e di modesta estrazione socioeconomica e culturale. Il gruppo di controllo era costituito da trentasei alunni. Ai bambini venivano poste singolarmente, anteriormente e successivamente l’ascolto della fiaba L’ebreo nello spineto la duplice domanda se gli ebrei fossero bravi o cattivi e se in strada avesse fatto bene qualcuno a picchiare in strada un ebreo. Gli esiti di tale ricerca, consentono di concludere cautamente e provvisoriamente che, nella nostra cultura il pregiudizio antisemitico risulta assai scarsamente diffuso. Significativamente alcuni soggetti non possiedono neppure la nozione di “ebreo” e lo confondono con un animale o con un essere inanimato. Nei rari casi in cui il pregiudizio si riscontra è per lo più imputabile all’insegnamento diretto di agenti del gruppo primario o all’ascolto o lettura di passi del Vangelo; più raramente, alla recensione delle trame fiabesche. L’ascolto di un racconto a contenuto fantastico- irreale fortemente anti-semitico suggerisce a molti soggetti una immagine negativa della razza ebraica ed instaura un atteggiamento ostile. Le narrazioni sembrerebbero suscettibili di alimentare e esasperare pre-esistenti posizioni di già radicato e appreso pregiudizio, per cui potrebbero rivelarsi nocive soprattutto se proposte a soggetti in età evolutiva appartenenti a culture dove sono diffusi i pregiudizi e vi è ostilità verso la razza ebraica.

Un’ altra indagine è stata condotta su centoventi soggetti di sette anni di ambo i sessi su sei classi di seconda della scuola primaria che provenivano da un ambiente industriale della periferia chiedendo loro che cosa ne pensassero della matrigna; ponendo come testo di riferimento la fiaba di Cenerentola. Dall’analisi delle risultanze sono emersi atteggiamenti sfavorevoli nei confronti della matrigna associati a emozioni spiacevoli quali ansia e paura e un aumento del numero dei soggetti denuncianti posizioni di pregiudizio verso la matrigna in seguito all’ascolto della fiaba. Questi pochi esempi vanno ad arricchire gli studi del pregiudizio legato alla fiaba e incentivano ricercatori e studiosi a seguire e ad approfondire queste questioni tanto poco indagate, quanto affascinanti nella loro stimolante complicatezza…CONTINUA…

GGGGGGGGGGGG

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...