Il Corriere dei Piccoli nella Grande Guerra

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Il Corriere dei Piccoli è il primo giornale italiano a fumetti dell’editoria italiana.

E’ nato nel 1908, come inserto settimanale del Corriere della Sera ed è stato pubblicato fino al 1995, fungendo pertanto da testimone di quasi un secolo di storia raccontata ai bambini attraverso rubriche, racconti, tavole illustrate  e singolari personaggi.

Per la prima volta, con la prima Guerra Mondiale, il giornalino diventa un importante strumento per educare i giovani al più grande conflitto che l’umanità avesse conosciuto fino ad allora.

Corrierino

I fanciulli divennero dei veri e propri strumenti di propaganda, atti a diffondere presso il mondo adulto quei messaggi di cui erano a loro volta destinatari e che erano loro indirizzati dalle élites sociali del tempo. Essi avevano l’importante compito di garantire la compattezza del fronte interno, di farsi garanti dell’ordine sociale e di dare nuovo vigore al morale della società civile, che stava vivendo  la guerra da casa.

Il  bambino non veniva rappresentato come una vittima della  guerra, bensì come un piccolo uomo coraggioso che desiderava ingenuamente  prendere parte.

La letteratura per l’infanzia, funzionale al progetto ideologico e propagandistico nazionale partorì singolari personaggi, indelebili nella forma e nel tempo: Ciuffettino di Yambo, i Pinocchietti di Ardito Arditi e di Bruno Bruni, il Piccolo alpino di Salvatore Gotta…raccontano storie che si reggono sulle coordinate narrative dell’eroismo, dell’amor di patria, del continuo richiamo al rispetto, all’ordine,all’obbedienza, al sacrificio e  all’integrità morale.

I libri per bambini dovevano informare e convincere della bontà della guerra, cercando di renderla accettabile e persino attraente, imprimendo l’idea che combattere e morire diventava un esito non solo necessario, ma quasi naturale. Il succo della propaganda consisteva in in una sorta di normalizzazione  e insieme di banalizzazione della guerra, presentato come avvenimento compatibile con il proseguire della vita quotidiana, destinato a permeare tutti gli aspetti della vita stessa, a cui ci si poteva e doveva tranquillamente abituare. A scuola i temi privilegiati sono la valorizzazione dei bambini come “piccoli combattenti delle retrovie” e la loro colpevolizzazione sacrificale è in nome di una guerra svolta essenzialmente per loro.

Le lezioni di storia e i corsi di morale forniscono l’occasione per una lettura manichea e semplicistica del conflitto in una retorica binaria che alterna il discorso della fede patriottica e quello dell’odio xenofobo. Il laboratorio educativo si sovrappone e si confonde con l’officina della guerra, si fa strumento del modellaggio aggressivo e della manipolazione dell’infanzia, il cui ruolo attivo e partecipe contribuisce a giustificare il conflitto all’interno di una crociata in nome della civiltà.

Già con la guerra di Libia,l’Italia aveva preso parte alla conquista coloniale africana e il CdP partecipo’ all’evento disegnando i  primi personaggi desiderosi di  andare al fronte.

Si pensi a Nello,il  bambino vestito da marinaretto creato da Attilio Mussino, che in ogni episodio cerca di imbarcarsi segretamente su un piroscafo diretto in Libia,ma puntualmente viene scoperto, punito e rimandato a casa o a Gian Saetta, bersagliere con baffi e casco coloniale che vaga nel deserto alla ricerca dei libici e con dei semplicissimi stratagemmi riesci a catturarli.

Alla fine del 1912, quando la guerra di Libia si stava ormai per concludere e l’opinione pubblica era desiderosa della pace, Attilio Mussino incarna questa esigenza attraverso la creazione del personaggio di Schizzo, ispirato al  modello usato da Winsor McCay per il Little Nemo.

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Le storie di Schizzo ricalcano sempre la stessa sequenza: all’inizio il bambino legge/ascolta le notizie riportate sul Corriere della Sera, si addormenta e inizia a sognare la guerra, si risveglia di soprassalto nella sua camera da letto.

Il sogno/incubo del bambino diventa così un pretesto per descrivere le vicende del conflitto in corso, usando i termini specifici della guerra (armamenti,strategie militari,schieramenti,trincee…), ma mantenendo sempre quella distanza che la dimensione onirica garantisce al bambino: ogni volta Schizzo si sveglia al sicuro, nella sua accogliente cameretta.

 

schizzo

La creazione del personaggio di Schizzo è legato alla riluttanza iniziale del CdP nei confronti della guerra, posizione che cambierà nel 1915 con il modificarsi degli equilibri storico-politici internazionali, a favore di posizioni nettamente interventiste. La tragicità del conflitto viene, sin dall’inizio, sistematicamente ovattata dall’uso della fantasia, che pur non nascondendo ai fanciulli i toni più tragici del conflitto, permette di attutirli e rilegarli in una dimensione lontana dal proprio vivere reale .

Nel 1916 il compito di sensibilizzare i giovani spetta a Ciuffettino, il ragazzo dal ciuffo ribelle, nato dalla fantasia di Yambo (pseudonimo di Enrico Novelli). Le sue caratteristiche traggono origine da un genere di novelle, piuttosto diffuse nel Novecento, destinate a un pubblico giovanile che che aveva già avuto modo di apprezzare le avventure di personaggi simili, come Giannettino e Pinocchio di Collodi o come Ciondolino e Gian Burrasca di Luigi Bertelli.

Il bambino “alto quanto una pianta di basilico” vede la sua nascita nel 1902 e per una decina d’anni popola numerosi libri, fino a quando non approda nella Grande Guerra.

Yambo - Ciuffettino alla Guerra - Firenze Casa Editrice La Nazione 1916 - Tipi Vallecchi (14)In Ciuffettino alla guerra, le vicende sono ambientate a Cocciopelata, un piccolo paese di montagna irredento. Ciuffettino e i suoi amici, che rappresentano l’Italia fronteggiano l’imperatore Ceccobeppe,simbolo dell’impero austroungarico.Il bambino, guidato dal maestro si trasforma, ben presto in un eroe al servizio della sua vera Patria.

Yambo traspose il suo personaggio anche nei fumetti: negli albi del “Il Giornale di Cino e Franco” , in quelli di Giuseppe Nerbini  nel 1935 e in quelli di Mondadori nel 1941 e 1943, dove apparvero una serie di avventure del ragazzino.

Una versione televisiva della storia, intitolata Le avventure di Ciuffettino, sceneggiata da Angelo D’Alessandro, venne trasmessa sul

programma nazionale della RAI dal 4 dicembre 1969 al 6 gennaio del 1970.

 

Anche nelle storie disegnate da Antonio Rubino, che ci riportano in un mondo vaporeggiante popolato da personaggi tondi, effimeri, tipici dello stile liberty,troviamo quella volontà di mediare la cruda realtà della guerra, anche se questa volta per lo più attraverso il gioco.

Rubino mette insieme una guerra-gioco attraverso vari personaggi, tra questi  ricordiamo Luca Takko e Gianni, due bambini che vivono in un lontano paese dell’Est; due amici, che, a causa del conflitto mondiale sono costretti a separarsi, a tradire la loro amicizia e a combattere l’uno contro l’altro;il nemico principale è il generale Bombardone, rappresentato puntualmente nella sua goffaggine, inettitudine e vigliaccheria.

Rubino trasforma la guerra in una serie di eventi che hanno come oggetto inoffensive rappresaglie, a cui i protagonisti sanno porsi in modo canzonatorio e irriverente. Viene celebrato il teatro della beffa, l’ arte della derisione e del raggiro.

Tuttavia, la vita dei due personaggi è breve e lascia presto il posto ad Italino, un bambino che per le sue caratteristiche si avvicina di più all’immaginario infantile della guerra. Italino vive nell’irredente Trentino e rappresenta il vivo desiderio di tutte le popolazioni irredente di unirsi all’Italia, in quella che da tanti viene considerata come la quarta guerra d’indipendenza.

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Le vicende hanno come tematica gli scherzi che Italino mette in atto contro l’intendente austriaco, “Imperial regio commissario” Otto Kartofel, rappresentato, come si può vedere nella vignetta nella sua stereotipata stupidità e  goffaggine. L’ aspetto ludico della guerra raggiunge i massimi livelli con Abetino, un soldatino di legno che abita nel sereno, pulito e ordinato regno di Legnazia. La pace finisce quando l’imperatore Arcipiombo e il figlio Principiombo dichiarano guerra a Legnazia,che si batte valorosamente e riporta puntualmente la vittoria in ogni battaglia. I soldatini in legno rappresentano i fitti alberi delle Alpi italiane, mentre i soldatini in piombo le industrie metallurgiche della potenza teutonica, la cui forza viene soppiantata dall’ arguzia, dal coraggio e dall’ astuzia dei soldati italiani.  Abetino, rappresenta l’estraneamento da quella lunga e ed estenuante guerra, che nel 1917 raggiunge l’apice della sua tragicità con la sconfitta di Caporetto.

Tra le numerose iniziative, volte a valorizzare la letteratura per l’infanzia all’interno di questo importante periodo storico,  ricordiamo la conferenza del 20 ottobre 2015, svoltasi  all’interno del Convegno “Piacenza e la Grande Guerra”, promosso dall’Istituto per la storia del Risorgimento italiano ed in particolare l’intervento del prof. Angelo Nobile, che ha analizzato l’immagine del nemico nel Corriere dei Piccoli.

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CONTINUA…

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