La rappresentazione della famiglia nella recente narrativa per ragazzi

A family is where the heart always finds a home
Stephen Littleword

 

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Che cos’è oggi una famiglia? Oggi “famiglia” è un sostantivo al plurale: non  più una, ma tante, non  più il colosso della società, ma tanti pigmei meticciati risultati dalle condizioni storico, socio-culturali di un determinato Paese, che cercano taluni  identificazioni e riconoscimenti, altri semplicemente una  libertà autoreferenziale, altri ancora confortanti rivelazioni legate alle dinamiche (talvolta poco chiare) della propria origine; ma tutte alla scoperta di quegli affetti stabili, anche se sempre più sfumati ed eterei, indispensabili per la formazione  e la crescita dell’individuo in quanto tale.family-cut-up-495x341

La famiglia, non più unico elemento sociale  di riferimento ha subito, negli ultimi decenni, innumerevoli trasformazioni che si sono andate declinando in particolar modo su tematiche riguardanti il rapporto uomo-donna, la funzione materna/paterna e il rapporto tra genitori e figli.

A tal proposito Marzio Barbagli dichiara che, questo stato di cose, comune a tutti i Paesi occidentali, malgrado le differenze di ogni genere esistenti fra tali Paesi, offre quasi l’impressione che essi si siano accordati, negli ultimi quarant’anni, “per cambiare le regole con le quali le famiglie si formano, si trasformano, si espandono, si dividono e scompaiono […]. In breve, il matrimonio è diventato un rapporto sempre più fragile e instabile e la famiglia coniugale, che su di esso si basa, ha perso a poco a poco di importanza, lasciando spazio ad altri tipi di famiglia”[1].

La molteplicità dei modelli familiari esprime un pluralismo culturale della società di oggi, ove emergono diversi modi di dare significato all’esistenza e di concepire la felicità, sia a livello individuale sia familiare; in tale contesto, afferma la sociologa Zanatta:“La famiglia tende sempre più a  trasformarsi da esperienza totale e permanente in esperienza parziale e transitoria della vita individuale”[2].

Il sociologo Volpi indaga parimenti sulla natura delle trasformazioni, sostenendo che: “La famiglia va scomparendo, non tanto e non solo per come la conosciamo e siamo abituati a conoscerla, ma più radicalmente ancora come cellula sulla quale si fonda tutto il resto dell’ impalcatura sociale, delle strutture e del funzionamento della società[3] e ancora:”La famiglia non “lega” più la società, non la tiene più insieme,ha cessato di rappresentare un tratto ideale e culturale condiviso che unisce e crea reciproci riconoscimenti … conscia della sua esiguità e della sua debolezza, non fa che appartarsi, chiudersi in sé segnando i confini suoi e dei suoi beni rispetto alla società che percepisce come territorio non controllato, non riconducibile alla propria  misura, al proprio stile di vita […], questa tendenza all’individualizzazione ne indebolisce il legame e la forza e la predispone a una percezione allarmata della società e di tutto quello che sale dal seno di essa …“[4] .

Estremamente lucida anche  l’ analisi di De Nicola che  mostra   le conseguenze di un cambiamento destinato a coinvolgere tutti gli aspetti esistenziali della persona: “I tempi della vita si fanno corti e compressi contrariamente ai tempi lunghi e dilatati delle relazioni affettive; utilitarismo e produttività diventano i parametri di riuscita per una collocazione sociale che è sempre più riferita al solo individuo, senza aloni familiari affettivi intorno: all’etica della cura  si sostituisce “una passione per il sé” che per quanto intrisa di narcisismo e individualismo,  ha il sapore amaro della solitudine e della perdita del legame sociale[5].

Non solo le coppie si sposano più di rado ma anche la durata della vita delle coppie è meno lunga. I percorsi della vita di coppia sono meno stabili nel tempo, sottoposti a rotture e ricomposizioni. La discontinuità che caratterizza un numero crescente di percorsi coniugali genera un aumento delle famiglie monogenitoriali che vivono con i figli in modo principale o alternato. La discontinuità si traduce anche in aumento delle ricomposizioni familiari che danno luogo a realtà sempre più complesse per quanto riguarda le relazioni familiari o l’organizzazione della vita quotidiana.

Nuove  forme familiari si apprestano a dominare i futuri scenari delle nostre  vite quotidiane, unite a nuovi pregiudizi, paure, incertezze, malesseri; solo grazie ad analisi critiche sempre più profonde e intrecciate unite alla  creazione di strumenti operativi adatti a stimolare la riflessione, riusciremo nell’intento di garantire una crescita sana e corretta dei bambini e dei ragazzi.

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I cambiamenti della famiglia sono legati in modo significativo all’ affermarsi del principio secondo cui la persona in quanto tale va rispettata nel suo innegabile diritto all’ autodeterminazione  nelle scelte di vita e dei propri tessuti relazionali.

Se pensiamo a cosa significa essere coppia oggi noteremo come le aspettative di tipo economico-sociale siano passate in secondo piano rispetto alla scelta libera dei suoi componenti di scegliersi e basare il proprio rapporto sull’affetto, la stima e il rispetto reciproci; sono nati così  nuovi legami  come coppie di fatto,famiglie ricostituite, coppie omosessuali che ci spingono ad orientarci su un’ area  inedita e completamente nuovo. Tuttavia il prevalere degli aspetti affettivo-sessuali, a discapito di quelli normativi non solo ha inficiato l’inclinazione ad assumersi impegni e responsabilità, ma ha creato falsi miti di “perfetta intesa” destinati  a fallire con la velocità di un battito d’ali; afferma, a tal proposito, la Zanatta che: “l’ aver posto l’amore a fondamento del matrimonio moderno e contemporaneo è stato l’ elemento determinante che ha reso l’unione coniugale più fragile di un tempo”[6].

Allo stesso modo progressivo mutare  della definizione dei ruoli nella coppia verso una concezione più democratica ed egualitaria, grazie alla partecipazione della donna al mercato del lavoro e ad una sua anelata emancipazione, se da un lato avrebbe previsto una ripartizione degli impegni nell’organizzazione della routine quotidiana, dall’altro ha semplicemente spostato sulla  donna tutto il lavoro di cura di famiglia, oltre al lavoro esterno per l’acquisizione di un  reddito impellente, motivi di ritmi sempre più intensi e veloci, che provocano stress e finendo col ledere l’integrità psicofisica delle misere immolate[7].

Queste  nuove famiglie, dove maggiori sono (o vorrebbero essere) le attenzioni alla persona e ai suoi bisogni psicologici,  contemplano anche  una interazione più intensa e personalizzata fra genitori e figli.  Anche su questo aspetto, non mancano tuttavia le luci e le ombre: la centralità del ruolo attribuito ai figli viene a creare un altro “mito” che, nel momento in cui si rivela tale, apre conflitti e disagi o rivela patologie latenti: “L’allevamento dei figli è diventato la preoccupazione e l’occupazione principale sia degli uomini che delle donne; rendere i figli felici è diventata una delle cose più importanti; dare ai figli ciò che i genitori non hanno mai avuto è diventata una necessità; la crescita, lo sviluppo e i successi dei figli costituiscono ormai per i genitori uno dei modi principali per trovare una convalida del proprio valore personale;

l’atteggiamento dei figli verso i genitori può ormai in larga misura contribuire a costruire o a distruggere i loro sentimenti di autostima”[8].

La relazione educativa diventa in tal modo problematica, moltissimi genitori si trovano disorientati e il disagio cresce e si fa ingestibile sia per i figli che per gli educatori. Chiarisce ancora a tal proposito De Nicola: “la famiglia è diventata il centro focale di riferimento per l’identità dei singoli, il rapporto genitori-figli si è affinato soprattutto dal punto di vista della comunicazione (si parla molto di più, si comunicano i propri bisogni, si esprimono le motivazioni, i desideri e s’incoraggiano i figli a farlo offrendo loro il modello di come “ci si parla”). Ma si è sempre meno capaci di fornire anche modelli normativi di comportamento: ossia c’è stato – in reazione ai precedenti tipi di educazione autoritaria – un vero e proprio “ribaltamento del modello normativo in un modello comunicazionale; così l’educazione dei figli viene a impostarsi essenzialmente sull’asse di un’etica dell’autorealizzazione, a spese di un’etica della

responsabilizzazione”[9].

Sempre più aspettative, sempre meno responsabilità, sempre più pretese, sempre meno sacrifici: “ sempre più dinamiche relazionali che non favoriscono la crescita e l’autonomizzazione dell’individuo, ma il suo ripiegamento narcisistico” […] “non utili  a fronteggiare la sfida di una società sempre più competitiva e aggressiva, al cui interno vulnerabilità, incertezza e sicurezza diventano marche distintive di una condizione esistenziale che genera malessere sia  a livello individuale , che collettivo”[10].

Vedremo ora come la letteratura per l’infanzia  possa servire da bussola all’educatore che sappia valutare in modo critico e attento ciò che il mercato editoriale offre rispetto a  una tematica  tanto attuale complessa, quanto tormentata e dibattuta .

Dalla  realtà alla sua rappresentazione: la famiglia nell’ odierna letteratura per l’infanzia

L’interesse per le famiglie e le  relazioni all’interno di esse, sono entrati a far parte in modo rilevante nella letteratura per l’infanzia, che attraverso le sue opere ha cercato di descrivere la realtà ed i suoi  inesorabili cambiamenti.

Siamo lontani dagli antichi modelli sociali della famiglia in cui i protagonisti  si adeguavano completamente ad essa, spronati da ideali di sacrificio come in Cuore, o di famiglie, che pur celebrando l’ emancipazione femminile, rimanevano basate su gerarchie e valori indiscussi come in Piccole Donne,o da quelle famiglie delimitate da rigidi schemi sociali, contro cui Gian Burrasca scagliava tutto il suo sarcasmo e la sua pungente ironia nè siamo nemmeno di fronte  ad un’ anarchica e allo stesso tempo idilliaca libertà degli infanti, la cui apoteosi è incarnata da Pippi Calzelunghe; quelle di oggi sono famiglie più complesse, originali, talvolta eccentriche, i cui ruoli si intrecciano, richiamano,  separano,  rincorrono e reintegrano in inesplicabili ed inesorabili metamorfosi.

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Già negli albi illustrati per la prima infanzia possiamo notare come accanto alla presentazione di famiglie tradizionali composte da padre-madre e uno/due figli, rinchiuse in una nuvoletta serena e quasi idillica, da cui tuttavia trapela una non troppo celata monotonia del vivere (si rifletta al tal proposito sulle delicate avventure della famiglia Topini  di Yamashita Haruo, pubblicate nei vari episodi: La famiglia Topini va a scuola, La famiglia Topini va al mare, L’ inverno della famiglia Topini … dalla casa editrice Babalibri), compaiano in modo incisivo libri volti a rappresentare i cambiamenti sociali vissuti dalle nuove famiglie in cui  allegria, dinamicità e novità risultano oltremodo imperanti! Tante sono le nuove famiglie, le descrivono, ad esempio, Natalini con In famiglia … (Fatatrac, 2011), Rachel Fuller con Tante famiglie, tutte speciali (Gribaudo, 2011) e Quante famiglie di Floridi Pico (Il Castoro, 2010), tutti accomunati dal voler presentare attraverso le immagini le tante tipologie delle nuove famiglie (allargate, straniere immigrate in Italia, con mamme e/o papà single, omogenitoriali …), uniche nella loro singolarità, ma tutte parte di una realtà sempre più complessa da capire, analizzare e rappresentare.

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Le prime differenze tra la famiglia tradizionale e le nuove tipologie di famiglie sono innanzitutto riconducibili ai ruoli genitoriali, nella prima rigidamente suddivisi e negativamente rappresentati: in Una fortunata catastrofe di Adele Turin (Motta Junior, 2000), la routine familiare è rappresentata nella rigida distinzione dei ruoli padre-madre (le giornate della famiglia Ratti sono tutte uguali e monotone, il momento migliore della giornata arriva alla sera, quando il padre, durante la cena diletta i familiari con delle storie), distinzione ribaltata positivamente a causa di una fortuita inondazione (che puntualmente mette in luce l’inadeguatezza di una figura paterna così statica e ripetitiva, a vantaggio di un nuovo ordine in cui il padre da figura predominante, regredirà a quella di inetto). In Il giorno che scambiai mio padre per due pesci rossi di  Neil Gaiman (Mondadori, 2004), il padre della famiglia tradizionale è rappresentato seduto mentre legge il giornale, totalmente disinteressato della cura della casa e dell’accudimento dei figli, ma stavolta la sua punizione è esemplare, in quanto la sua estraneità e la sua inettitudine lo portano ad essere paragonato continuamente ad animali e ad oggetti utili ai soli fini dell’arredamento. Il libro, pur essendo spensierato e agevole nella lettura, a tratti richiama un mondo surreale e confuso, a causa  del contrasto  creato dal tratto dei disegni non ben definito e dai colori accesi che sembrano trasmettere luce quando in realtà la storia è cupa.

catastrofe                 il-giorno-che-scambiai

 

…CONTINUA

 

 

 

 

[1] Ivi,pag. 121-122

[2] P. De Nicola, Famiglia:sostantivo plurale. Amarsi,crescere e vivere nelle famiglie del terzo millenio,FrancoAngeli,Milano,2008,pag.14

[3] M. Barbagli, Provando e riprovando, Bologna, Il Mulino, 1990, pp.10-11

[4] A.L. Zanatta, Le nuove famiglie,Il Mulino, Bologna, 2003, p.9

[5] R.Volpi, La fine della famiglia, la rivoluzione di cui non ci siamo accorti,Mondadori, Milano, 2007,p. 39

[6] A.L. Zanatta, Le nuove famiglie,Il Mulino, Bologna, 2003, p.10

[7] E. Reale e U. Carbone,Il genere nel lavoro, valutare e prevenire i rischi lavorativi nella donna, Franco Angeli,Milano, 2009 ,pag.42

[8] P. De Nicola, Famiglia:sostantivo plurale. Amarsi,crescere e vivere nelle famiglie del Terzo Millenio,FrancoAngeli,Milano,2008,pag.52

[9] Ivi,pag. 66

[10] Ivi,pag. 71-72

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